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MOVIMENTO PER
L'INDIPENDENZA DELLA SICILIA
INCENERITORI: CUFFARO HA PERSO
UN'ALTRA OCCASIONE DI FARE GLI
INTERESSI DELLA SICILIA
Catania, 20ago2006
- Comunicato stampa -
Il Presidente della Regione Siciliana,
Salvatore Cuffaro, si è schierato,
nettamente e senza esitazioni, a
favore della già programmata
costruzione di quattro impianti di
incenerimento dei materiali
post-consumo ("rifiuti") di Palermo,
Casteltermini, Augusta, Paternò.
E lo fa con il chiaro intento di
entrare, ancora una volta, in polemica
con un rappresentante del Governo di
Roma, Alfonso Pecoraro Scanio,
"colpevole" di voler bloccare l'iter
di realizzazione di tali impianti.
Ancora un volta, gli interessi della
Sicilia e dei Siciliani vengono dopo
(o meglio, non vengono affatto) le
beghe interne al sistema politico
della Repubblica Italiana, che da 60
anni non fa altro che stuprare la
nostra amata terra di Sicilia ed il
suo Popolo sovrano. Uno stupro,
questo, che il "governatore" siciliano
dalla sua recente rielezione ha deciso
di camuffare da "amore sicilianista":
la Sicilia sembra essere dotata di
autonomia statutaria solo quando
l'autonomia stessa serve a mettere i
bastoni fra le ruote agli esponenti
del governo romano. Peccato che, oltre
a dimenticare egli stesso che in
materia di territorio ed ambiente la
potestà statutaria è esclusiva, non si
ricordi che lo Statuto, e tutta la
successiva giurisprudenza
costituzionale, è in realtà quasi del
tutto inattivo e inutile, non
essendosi dato seguito alle
prescrizioni dell'articolo 43 dello
Statuto stesso. Che, non ci
stancheremo mai di ripeterlo, fu carta
d'armistizio prima e trattato di pace
e di libera associazione fra due
entità paritetiche: lo Stato Italiano
e la Nazione Siciliana in armi.
Accordo sin da subito, come preconizzò
il fondatore del Movimento per
l'Indipendenza della Sicilia, Andrea
Finocchiaro Aprile, tradito e
disatteso, con la Sicilia ancora e
sempre più in balìa dei capricci di
questo o quel partito e relativi
politicanti poltronisti
Tornando ai erigendi impianti, Cuffaro,
ha attaccato con veemente animus «il
modello napoletano di gestione
dell'immondizia» (ma quale? Nel
napoletano convivono le discariche a
cielo aperto ed esempi efficacissimi
di raccolta differenziata, con rendite
anche del 70%) riferendosi
conseguentemente con spregio (lui che,
diversamente da noi, si ritiene
"italiano") anche alle origini
partenopee del ministro Pecoraro
Scanio.
E con consueto slancio
provincialistico il Presidente della
Regione si è anche piccato di
sottolineare che «l'Europa ha scelto,
e non da ora, i termovalorizzatori per
eliminare i propri rifiuti», elencando
una serie di impianti. Solo una verità
in questa affermazione: che questa
scelta si avvenuta «non da ora».
Difatti il ricorso all'incenerimento
dei materiali post-consumo è una
invenzione vecchia, e nella quasi
totalità dei Paesi citati da Cuffaro
il termine "termovalorizzatore" non è
previsto dalla legge, in quanto
l'energia ricavata dalla combustione è
ben poca ed è un prodotto
marginalmente accessorio della
combustione stessa. Si è infatti
calcolato che si risparmia molta più
energia riutilizzando e riciclando una
bottiglia di plastica di quanta
energia non si ricavi dalla sua
combustione. E senza calcolare i gas
immessi nell'atmosfera e le ceneri
stesse, tutti prodotti persistenti,
cioè resistenti ai processi naturali
di degradazione, bioaccumulabili,
perché si accumulano nei tessuti degli
animali viventi trasferendosi da un
organismo all'altro lungo la catena
alimentare (fino a giungere all'uomo)
e tossici, in quanto sono sostanze che
per inalazione, ingestione o
penetrazione cutanea possono
comportare patologie acute o croniche
fino a poter determinare la morte
dell'organismo esposto. I risvolti
sull'"ecosistema-Sicilia", unitamente
a quello degli annunciati "rigassificatori",
sarebbe catastrofico: l'ambiente
dell'isola, già messo a repentaglio
dal disboscamento e quindi dalle
conseguenti erosione, siccità e non
ossigenazione, si trasformerà nel giro
di pochi anni, rendendo la nostra
Perla del Mediterraneo in una bollente
chiatta maleodorante, lontana da
qualsivoglia interesse turistico. La
Sicilia diverrà sempre più calda, più
sporca, il paesaggio (anche grazie al
Ponte-mostro) sarà irrimediabilmente
viziato dal deleterio intervento
umano, le acque già oggi mal
distribuite diverranno inutilizzabili,
rendendo necessario il sempre più
massiccio ricorso ai dissalatori.
Questo per l'impuntarsi in una sorta
di irreale duello fra le due facce
della medaglia del sistema politico
italiano e degli ascari siciliani al
suo servizio, che ne hanno permesso il
radicamento anche qui in Sicilia. Non
dimentichiamo, infatti, gli enormi
danni che la Sicilia ha subito, sin
dall'invasione garibaldina,
dall'annessione allo Stato
Piemontese-Italiano. Che ha rubato e
ruba non solo le riserve auree del
Banco di Sicilia, oggi filiale
"siciliana" di una banca italiana, ma
anche e soprattutto le nostre riserve
naturali. Oggi, quando si parla di
"superare il petrolio" passando
all'idrogeno, le trivelle stanno
compromettendo ampie zone del Val di
Noto grazie ad una scellerata
concessione. Ancora oggi, la corrente
elettrica prodotta in Sicilia (che
sarebbe più che sufficiente al
fabbisogno di tutto l'arcipelago
siciliano) viene trasferita
gratuitamente in Italia. E qui, poche
settimane fa come nel 2002, non
mancano i black-outs per mancanza di
potenza massima. Accadrà anche con
quella (poca) prodotta con gli
inceneritori? Inceneritori che,
ricordiamolo, non possono nemmeno
essere considerati una "misura
d'emergenza", in quanto richiedono un
minimo di quattro anni per essere
eretti. E che, per rimanere entro la
prevista economia d'esercizio,
dovranno bruciare rifiuti a ciclo
continuo e in quantità fisse: ciò
significa che, come già accade in
Germania, in Sicilia arriveranno le
immondizie di tutta Italia (e, siamo
pronti a scommetterlo, le risultanti
ceneri rimarranno in Sicilia, assieme
ai miasmi tossici pregni di diossina,
che condanneranno anche agricoltura ed
allevamento che invece avrebbero un
futuro nelle produzioni tipiche di
qualità), e scoraggerà, più di quanto
non si sia già fatto (in Sicilia
praticamente non esiste), la raccolta
differenziata, che per sua vocazione
tende al riciclo e quindi alla
riduzione delle masse non
riutilizzabili. E non si parlerà più
di "prevenzione" con invito alla
riduzione degli imballaggi. Tanto
meno, di quell'innovativo "trattamento
a freddo" dei rifiuti che ottimi
risultati sta dando, fuori
dall'Italia. Questo è il quadro della
situazione. Noi indipendentisti
siciliani ci opponiamo quindi con
forza alla realizzazione di questi
impianti, e lo facciamo, come è nostra
missione, non per partigianeria
politica, ma solo ed esclusivamente
nell'interesse del Popolo Siciliano e
della Nazione Siciliana. E per questa
ragione la nostra lotta è determinata,
incessante e on influenzabile da
"condizionamenti", "proposte" e
"compromessi". E lotteremo, sempre
civilmente e nonviolentemente come
nostra convinzione, anche e
soprattutto manifestando nei "luoghi
simbolo" di questa metodologia del
sottoviluppo impostoci dallo Stato
Italiano. Il futuro della Sicilia deve
essere ecocompatibile. Solo così
potremo garantire ai nostri eredi un
ambiente sano, e libero da
inquinamenti ambientali...e politici.
Perché ciò potrà accadere solo il
ritorno all'esercizio della
inderogabile Sovranità del nostro
Popolo mediante il ricorso
all'inalienabile diritto di
autodeterminazione, che può e in tempi
brevi deve portare per fronteggiare
questa e molte altre emergenze, alla
rinascita dello Stato Siciliano.
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