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2006-12-28 10:51
MANUTENZIONI FANTASMA SU NAVI MILITARI, 19 INDAGATI
SIRACUSA - Associazione per delinquere, truffa ai danni dello Stato e
falso ideologico in atto pubblico. Sono le accuse contestate a 19
persone - tra cui 10 fra ufficiali e sottufficiali della Marina Militare
in servizio nelle basi di Augusta di La Spezia, e 9 rappresentanti
legali di alcune imprese siciliane del settore delle manutenzioni navali
- coinvolte in una complessa indagine avviata dalla Procura di Siracusa
e condotta dal comando provinciale della Guardia di Finanza di Siracusa
su una serie di contratti di appalti stipulati dalla Marina Militare
Italiana per la manutenzione ordinaria e straordinaria di molte navi che
si trovavano periodicamente alla fonda nel porto di Augusta.
L'esame dell'abbondante documentazione acquisita dalla Procura nelle
basi della Marina Militare di Augusta, di La Spezia e Taranto, nell'
ufficio storico della Marina Militare a Roma e nella sede di decine di
imprese operanti ad Augusta, Messina e Napoli ha consentito agli
investigatori di verificare che molte delle attività di manutenzione
segnate come effettuate in realtà non venivano svolte. In molti casi è
stato anche appurato che le navi che avrebbero dovuto trovarsi nei due
porti per essere sottoposte alla manutenzione si trovavano, invece, in
navigazione o ancorate in altri porti. La Procura di Siracusa parla di
un danno a carico dell'amministrazione militare quantificabile in
centinaia di migliaia di euro.
Il dramma di
Augusta
Hiroshima, Chernobyl, Seveso e Bhopal sono i nomi di alcune città
tragicamente famose per altrettanti tragici episodi ambientali. Ma
esiste un altro luogo della terra che nessuno nomina, che nessuno
ricorda e che potrebbe aggiungersi alla lista: Augusta, in Sicilia.
Si tratta di una città ad altissimo rischio sismico, chimico,
industriale e militare. Insomma un cocktail micidiale. Circa 200.000
abitanti che vivono a stretto contatto con una polveriera pronta a
saltare.
Nel porto di Augusta si concentra il più alto numero di raffinerie di
petrolio d’Europa, nelle quali viene raffinato quasi la totalità del
greggio importato dall’Italia. Le raffinerie comprendono un deposito di
carburante in pieno centro abitato e tredici industrie chimiche. A
questo aggiungiamo due basi militari di importanza strategica nel
Mediterraneo (una della Marina Militare e l’altra della Nato) e un
impianto di incenerimento per i rifiuti speciali ospedalieri dell’intera
regione.
Oggi Augusta sta pagando il prezzo degli errori di una politica che
applaudiva alle ciminiere come unica via allo sviluppo di questa
regione. Forse all’inizio (quaranta anni fa) un po’ di ricchezza è pure
arrivata, ma l’ecosistema della fascia costiera è stato devastato, e
l’industrializzazione ha segnato la fine dell’agricoltura, della pesca e
dell’estrazione del sale. Va ricordato che gran parte della zona
portuale sorge su vasta area archeologica e su una stupenda costa che,
se valorizzata, avrebbe portato turismo e quindi sviluppo.
Certo se si parla di cifre bisogna dire che da queste industrie l’Italia
preleva il 60% del fabbisogno di carburanti, il 100% dei lubrificanti,
le paraffine, lo zolfo che fanno funzionare gli impianti di Marghera,
Gela e Manfredonia.
Però vanno ricordate anche le cifre “negative”: nella sola Augusta si
muore di neoplasie (tumori all’apparato respiratorio) più che in ogni
altra parte d’Italia. Ogni anno si registra la nascita di bambini
malformati in misura notevolmente superiore alla media nazionale. In
continuo aumento le malattie respiratorie croniche e le dermatiti. La
durata media della vita nella zona è di 6 anni inferiore a quella
nazionale.
Poi si arriva al paradosso: da decenni i cittadini si mobilitano per la
costruzione di un ponte che oltre a migliorare la viabilità della città
consentirebbe una veloce via di fuga in caso di evacuazione (nel 1985 in
seguito alla fuoriuscita di una nube tossica la città non fu evacuata
per mancanza di vie libere e sufficienti), ma ancora non è stato
costruito il ponte perché “stona” nel paesaggio e ha un elevato impatto
ambientale. La vita dei cittadini di Augusta vale forse meno del
paesaggio? E ancora, il profitto deve prevalere sempre ad ogni costo e a
qualunque costo? Elisabetta Puglia (Tra terra e cielo)
«Deve essere fatta la bonifica della rada»
Per il portavoce e il coordinatore provinciale dei Verdi la rimozione
dei fanghi nocivi giacenti nei fondali rappresenta il primo passo verso
una vera riqualificazione ambientale
MELILLI. Sui ritardi che stanno caratterizzando gli interventi di
bonifica della rada di Augusta sono intervenuti i Verdi di Melilli, con
il loro portavoce Gaetano Santo ed il coordinatore provinciale Paolo
Pantano. “La bonifica dei fondali della rada di Augusta dai fanghi
tossici hanno affermato i rappresentanti dei Verdi – deve essere
assolutamente fatta, in quanto costituisce il primo esempio di
progresso, tecnologia, innovazione. Inoltre, rappresenta, soprattutto
un’ingente occasione lavorativa per molti settori e committenze poco
valorizzate nel nostro territorio”. Invece, da quanto fanno rilevare i
Verdi, in questi giorni stiamo assistendo all’ennesima assurda
situazione, che sempre in questo territorio è resa fattibile: il rinvio
della bonifica della rada, a tempi non precisi. Questo rinvio è stato
determinato dalla sentenza del Tar (Tribunale regionale amministrativo)
sezione di Catania, che accogliendo il ricorso presentato da Sasol,
ErgMed, Esso, Syndial, Polimeri Europa ed Enel ha annullato il
provvedimento di limitazione del traffico navale, che già era stato
predisposto dalla Capitaneria di Porto di Augusta, per premettere
l’avvio del progetto. A redigere il progetto era stata la Società
Sviluppo Italia che aveva seguito le indicazioni date dell’Icram
(Istituto centrale per le ricerche scientifiche in ambiente marino). La
caratterizzazione dei fondali e lla rada aveva accertato che in circa
610 mila metri quadrati dell’area della rada, i fondali presentano
sedimenti in cui vi è n’altissima concentrazione di mercurio, di
idrocarburi, di diossina e di altri metalli pesanti. Pertanto, l’Icram
aveva segnato quest’area con zone rosse e zone blu, a seconda dove
l’inquinamento dei fondali era più accentuato. E proprio in queste zone,
secondo il ministero dell’Ambiente, si doveva avere un traffico navale
limitato, in quanto i sedimenti, al passaggio delle navi, possono essere
rimescolati e, quindi, le sostanze inquinanti si possono solubilizzare,
per poi, attraverso, i pesci passare nella catena alimentare, con grave
pericolo per la salute della popolazione. La limitazione del traffico
navale nella rada, però, secondo quanto è stato evidenziato nel ricorso
al Tar, poteva arrecare danni alle aziende del petrolchimico, ed in
particolare alle raffinerie di greggio, in quanto le navi petroliere
dovevano subire un rallentamento nello scarico e nel carico. a qui, la
decisione del Tar di sospendere la limitazione del traffico navale nella
rada, che di fatto, ha sospeso anche l’avvio della bonifica dei fondali.
“Non è possibile – sostengono i Verdi – vedere sfumare un’occasione come
quella della bonifica della rada di Augusta. Questa operazione, infatti,
rappresenta il primo passo verso una vera riqualificazione ambientale e
l’inizio di un lungo percorso mirato verso lo sviluppo sostenibile del
nostro territorio. Dovrebbe essere di fondamentale importanza e
priorità, quella di bonificare l’intera area portuale che negli è stata
scenario di tristi episodi di inquinamento, legati all’insediamento
industriale”. Con la decisione di ricorrere al Tar, secondo i Verdi,
alle aziende del petrolchimico di Priolo non interessa niente della
bonifica, ed, invece, interessa soltanto la crescita, mirata verso la
produzione, a qualunque costo, anche a scapito della salute pubblica.
“Tutto questo è paradossale – ribadiscono Gaetano Santo e Paolo Pantano
– ed i Verdi di Melilli seguiranno la questione da vicino e se sarà
necessario scenderanno in campo per lottare, affinché, con i giusti
metodi, avvenga la bonifica della rada di Augusta”.
PAOLO MANGIAFICO (la Sicilia)
Mal
di ciminiera fonte: Galileo il giornale della scienza e problemi
globali.
Quali
sono le conseguenze per la salute di chi vive in aree molto inquinate? A
fornire i primi dati degli effetti dell'ambiente sulla popolazione è il
rapporto “Indagini epidemiologiche nei siti inquinati”, presentato al
Cnr di Roma. L'analisi, curata da Fabrizio Bianchi, dell’Istituto di
fisiologia clinica del Cnr di Pisa e da Pietro Colomba del Dipartimento
ambiente e prevenzione primaria dell’Istituto superiore di sanità, ha
preso in esame alcune delle zone italiane più esposte al rischio di
inquinamento perché situate in prossimità di poli industriali o di siti
di smaltimento di rifiuti tossici: Augusta-Priolo, Gela, Porto Torres,
Taranto, Genova, Mantova, Massa Carrara e ampie aree della Campania.I
risultati hanno evidenziano un generale incremento di molte patologie e
del relativo tasso di mortalità. Per esempio, nelle aree industriali
siciliane si sono intensificate le malformazioni infantili e i casi di
aborto, come pure i tumori a polmoni, colon-retto e pleura. In Campania,
nonostante una diminuzione della mortalità nel ventennio 1982-2001, il
tasso di decessi supera tuttora quello nazionale, specie per malattie
cardiocircolatorie e tumori. Nell’area dell’acciaieria di Cornigliano,
vicino Genova, si è osservata una maggiore incidenza (più 10 per cento)
di tumori negli uomini, in particolare a laringe, encefalo, sistema
nervoso e sistema emolinfopoietico, rispetto al capoluogo ligure. Anche
nel polo industriale di Termoli e nella zona della discarica di
Guglionesi, si è verificato un aumento della mortalità dal 1980 al 2001
per cause tumorali, in genere nei maschi, e quindi associabili a
esposizioni lavorative, e di malattie dell’apparato respiratorio (più 17
per cento a Termoli e più 42 per cento a Guglionesi). Nella zona di
Massa-Carrara, l'indice di mortalità maschile, rispetto alla media
toscana, è maggiore per i tumori al fegato del 53 per cento a Carrara e
del 69 per cento a Massa, per i tumori della laringe del 64 per cento e
52 per cento, per il tumore della pleura a Carrara del 131 per cento. (a.d.)
Inchiesta
Questo
è il prezzo dello sviluppo nelle maggiori aree industriali siciliane
Augusta-Priolo, Milazzo e Gela sono state dichiarate "aree ad elevato
rischio di crisi ambientale" di Antonio Condorelli
Industrie,
sviluppo e conseguenze per l'ambiente e l'uomo; un dilemma da sempre
ospitato e discusso nei salotti bene della corretta politica. Il sogno
industriale, la speranza per molti giovani di costruire il proprio
avvenire e magari una famiglia lavorando; tutto questo ad un prezzo
altissimo: la propria vita e salute. Dove, come, quando e perché si
muore in Sicilia "grazie" allo sviluppo?
Augusta-Priolo, Gela, Milazzo e comuni limitrofi sono stati dichiarati
dalla legislazione nazionale e regionale "aree ad elevato rischio di
crisi ambientale".
Augusta-Priolo – Negli anni '50, il consorzio per l'Area di sviluppo
industriale, composto da provincia e comune di Siracusa, Istituto
immobiliare e qualche istituto bancario, diedero vita ad una
lottizzazione del litorale situato tra Augusta e Siracusa. Da quel
momento in poi, viene intrapresa una strada che avrebbe segnato in modo
determinante i destini di quell'area. La crescita industriale è
vertiginosa, come anche il degrado. Nel 1990 l'area (569 km2 e 211.912
abitanti), comprendente i comuni di Augusta, Priolo, Gargallo, Melilli,
Siracusa, Floridia e Solarino, viene dichiarata ad "elevato rischio di
crisi ambientale" con delibera del Consiglio dei ministri.
L'Osservatorio per il settore chimico del ministero per le Attività
produttive illustra i settori di produzione che hanno interessato la
zona in questione durante questi ultimi anni; questi vanno dalle
cementerie alla produzione di magnesite, a centrali elettriche ad olio
combustibile, centrali termoelettriche a ciclo combinato, ma anche
manufatti in cemento-amianto, centrali a massificazione, depositi di
combustibili.
Un discorso a parte va fatto per l'impianto cloro-soda, attivato negli
anni '50 a ridosso dell'abitato di Priolo, della linea ferroviaria e
della strada statale Catania-Siracusa.Il rapporto "Stop al mercurio"
redatto da Legambiente, ripercorre l'iter di contrasto, anche
giudiziario, al degrado della zona in questione causato dallo stesso
mercurio. Nel 1995 si arrivò al "Piano di risanamento ambientale", con
il decreto del Presidente della Repubblica che stabiliva la
riconversione al fine della eliminazione del mercurio. In questi ultimi
tempi si è finalmente arrivati alla condanna della società gestore alla
rimozione di ingenti quantità di sabbia contaminate dal pericoloso
materiale. Secondo Legambiente, il degrado dell'area può essere così
schematizzato:
- rilascio nei suoli e nelle acque di diverse sostanze tossiche quali
ammoniaca, acido fluoridrico, cloro, idrogeno solforato, mercurio;
- elevata presenza di discariche, di cui molte abusive, all'interno e
all'esterno dell'area industriale per lo smaltimento dei rifiuti
speciali: su 170mila tonnellate annue, 1.300 t sono classificate come
rifiuti pericolosi e non esistono adeguati sistemi di smaltimento;
- depauperamento della falda idrica, a causa dei massicci emungimenti da
parte delle aziende del polo petrolifero, tanto che si è verificato un
forte abbassamento del livello piezometrico. La conseguente intrusione
di acqua di mare ha notevolmente innalzato la salinità delle acque,
rendendo inutilizzabili molti pozzi a scopo potabile. Inoltre, le
perdite dai parchi serbatoi, dagli impianti e dalle tubazioni ha causato
il massiccio inquinamento della falda, anche a livello profondo, con
idrocarburi di varia natura, soprattutto nelle aree intorno a Priolo ed
ai vari impianti;
- degrado della qualità dell'aria connessa all'elevate emissioni di SO2,
NOx e microinquinanti emessi dai camini delle industrie del polo
petrolchimico, che determinano il verificarsi di frequenti fenomeni di
smog fotochimico con relative alte concentrazioni di azoto.
Milazzo – L'area ad "elevato rischio di crisi ambientale" di Milazzo
comprende i comuni di Gualtieri Sicaminò, Condrò, Pace del Mela, San
Filippo del Mela, Santa Lucia del Mela, San Pier Niceto; la popolazione
complessiva è inferiore ai 60.000 abitanti. In questa zona sono presenti
una raffineria di petrolio, una centrale termoelettrica, ma anche
un'acciaieria ed un impianto per il recupero del piombo dalle batterie
usate.
Il rapporto dell'Osservatorio epidemiologico siciliano contiene elementi
interessanti, scaturiti da uno studio effettuato nel 1997 dal Centro
comune di ricerca di Ispra, sui metalli pesanti contenuti nei suoli
dell'area di Milazzo: "Hanno evidenziato il superamento, in alcuni
campioni e per alcuni metalli analizzati (Cr, Co, Cu, Zn) dei limiti di
concentrazione previsti dall'allegato 1 del D.M. 471/99 per siti
destinati ad un uso residenziale, quale quello in esame".
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FONTI
Rapporto redatto dall'Epidemiologia, Sviluppo Ambiente di Sicilia (Esa-DOE)
- Rapporto "Area Petrolchimica di Priolo, Prospetto informativo".
Osservatorio per il settore chimico e ministero delle Attività
Produttive – settembre 2004.
- Bianchi F., Bianca S., Linzalone N., Madeddu A., "Sorveglianza delle
malformazioni congenite in Italia: un approfondimento nella provincia di
Siracusa". Epidemiologia e Prevenzione Anno 28(2) marzo-aprile 2004.
- Piano di disinquinamento per il risanamento del territorio della
provincia di Siracusa – Sicilia orientale (Decreto del Presidente della
Repubblica del 17 gennaio 1995).
- Rapporto sul settore delle bonifiche in Sicilia – bozza (Seminario
ministero della Salute 29 settembre 2004)
SHORTini 2006 Sabato 30 Dicembre 2006
si svolgerà ad Augusta, presso la Sala Conferenze di Palazzo San Biagio,
la
seconda edizione di SHORTini. SHORTini è nata come rassegna di
cortometraggi di autori nati ad Augusta, ma quest’anno è stata
arricchita da un concorso in cui verrà premiato il miglior
cortometraggio direttamente dal pubblico. Prima delle proiezioni dei
film in concorso verrà data una scheda tecnica riportante i
cortometraggi proiettati e tutte le informazioni necessarie ai fini del
voto. SHORTini partirà ufficialmente alle 16:00 con una retrospettiva
sul Pentadattilo Film Festival in cui verranno proiettati i
cortometraggi vincitori. Dalle 18:00 alle 20:00 si svolgerà il Concorso
SHORTini 2006 con premiazione a seguire. In chiusura, dalle 21:00 alle
22:30, verranno proiettati i cortometraggi di registi augustani. Durante
la giornata verrà presentato il Megara Film Festival che dall’anno
prossimo sostituirà SHORTini, che comunque rimarrà una vetrina
all’interno del festival per dare spazio ai registi di Augusta.
La
mamma coraggio di Augusta «Una lotta iniziata 23 anni fa
di Massimo Leotta - la sicilia.it
Augusta. «Alle madri di Gela dico di non arrendersi e fare di tutto per
costruire un mondo migliore per i loro figli, perché per troppo tempo
abbiamo tollerato questa strage silenziosa». Parola di Liliana Blandino,
parola di “Mamma coraggio”. Ventitré anni fa le è nato un bimbo
malformato. Da quel momento ha passato la vita a cercare di capire se
quella patologia potesse essere legata all'inquinamento.
Mamma coraggio hanno cominciato a chiamarla e questo è diventato il nome
del comitato che lei stessa ha promosso. Un comitato che però non ha mai
avuto molti iscritti. «Conosco tante persone ad Augusta che devono fare
i conti con i miei stessi problemi, ma quando io ho cominciato a uscire
allo scoperto ero praticamente sola. Adesso se ne parla ed è importante
continuare a farlo».
Liliana ha vissuto sulla propria pelle il dramma delle malformazioni. Il
figlio Jonata nacque con tetralogia di Fallot, una malformazione
cardiaca dalla quale il ragazzo, che adesso ha 23 anni, è perfettamente
guarito, ma dopo una lunga serie di interventi chirurgici. Due
circostanze l'hanno spinta a dare il via alla guerra all'inquinamento:
quello che - dopo la nascita del figlio - le disse il pediatra
dell'ospedale Muscatello, Giacinto Franco («questo fenomeno può solo
crescere»), e le lacrime di un padre che a causa delle gravissime
malformazioni ha visto morire il proprio figlio.
Malformazioni, tumori (nella zona di Augusta si muore il 14% in più
rispetto al resto della siciliana per le neoplasie al polmone ed alla
pleura), ma adesso, secondo Liliana Blandino c'è un altro filone, tutto
da scoprire: quello degli aborti. «Sono tanti nella nostra zona ma non
si sa quanti».
Ed allora ha chiesto all'Università di Catania di indagare anche su
questo fronte, partendo ancora una volta da lei. Da quell'aborto
emorragico che le fece perdere un figlio nel maggio del 1986.
«Sono andata all'ospedale Moscatello - spiega Liliana Blandino - la
scorsa estate per recuperare tutta la documentazione e fornire un punto
di partenza agli esperti, ma con grande sorpresa mi è stato detto che io
non avevo mai abortito. Di quell'intervento chirurgico non c'era più
traccia. Adesso voglio capire: manca solo il mio o mancano tutti gli
aborti di quel periodo? E se così fosse come mai si potrà fare una
statistica, come mai si potrà capire se l'inquinamento della nostra
terra causa anche questi episodi?».
Liliana Blandino, che da qualche anno si è trasferita a Roma con la
famiglia, ma che non ha mai perso contatto con la propria terra dice che
non vuole giustizia. «E' una parola che non capisco soprattutto in una
situazione del genere, ma voglio la verità, quello sì. Devono dirmi se
mio figlio ha passato quello che ha passato per colpa delle industrie, e
non mi stancherò, andrò avanti sino a quando non saprò tutto. Lo stesso
dovranno fare a Gela».
Parola di Mamma coraggio
Un
business... che puzza. di Salvo Perna
Emergenza discariche nell’aretuseo: il fallimento delle politiche
regionalie degli enti locali: intanto Stop ineneritori.
Il
territorio dell’intera provincia è stato ridotto ad una malsana suburra.
Decine di discariche abusive punteggiano come le pustole di un’infezione
le campagne siracusane, dalla zona costiera ai costoni degli iblei. Un
connubio ignobile tra inefficienza delle pubbliche istituzioni, incapaci
di controllare il territorio, e spregiudicati operatori, protetti da
avidi proprietari dei terreni trasformati in discariche, e da frange di
cittadini, acefali e dissennati, che continuano ad insozzare l’ambiente.
Mancano azioni adeguate per superare l’emergenza rifiuti. Il
monitoraggio dello stato delle città rivela un generalizzato fallimento
delle politiche di gestione delle attività di smaltimento. Tranne pochi
comuni, che si avvalgono di discariche autorizzate a norma, gli altri
ormai da tempo trasferiscono i rifiuti nella grande discarica di Motta
S. Anastasia (Catania). Solo da pochi giorni grandi centri come Siracusa
o Augusta possono avvalersi di una discarica più vicina (quella di
contrada Ogliastro, riavviata alla fine di agosto). Soluzioni tampone
che possono reggere solo per un breve periodo. Emerge, dunque, il totale
fallimento del piano regionale dei rifiuti, avviato nel dicembre 2002
dal commissario straordinario per l’emergenza rifiuti, Cuffaro. La legge
22/97 (decreto Ronchi) è stata vanificata dall’insipienza della regione
e delle amministrazioni locali. La raccolta differenziata, vero elemento
di svolta per ridurre la quantità dei rifiuti prodotti, è a livelli
ridicoli. Il dato medio della provincia di Siracusa è al 4,7% (dato
2005) rispetto all’obiettivo del 35% entro il 2003, previsto dalla
legge,. Solo 4 comuni su 21 sono tra il 10 e il 15%. Altri 6 sono tra il
5 e il 9%. Tutti gli altri sotto la media, tra cui il capoluogo con il
3%. Non basta: i pochi centri comunali per la raccolta differenziata,
sono o chiusi o quasi inutilizzati. Le due società (SR1 e SR2) degli Ato,
costituite nel dicembre 2004, per la gestione integrata dei rifiuti non
hanno ancora praticamente svolto alcuna funzione; |
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