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il manifesto
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12 Novembre 2002 Viaggio nell'Italia a rischio, dove la politica «di
sviluppo» ha fatto disastri
Il mostro di Augusta,
tra arsenali e terremoti Nella Sicilia orientale la più grande
concentrazione di impianti nocivi all'uomo e all'ambiente.
Alta
mortalità e malformazioni neonatali, in una zona a forte rischio
sismico e piena di arsenali, forse anche atomici.
MASSIMO GIANNETTI
INVIATO AD AUGUSTA |
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In
quelle parti ammorbate della Sicilia
L'industrializzazione in Sicilia: un sogno che si è trasformato in un
incubo di malattia e di morte Un eccesso di neoplasie, di tumori al
polmone, di leucemie, di mesoteliomi, nefropatie, morbo di Parkinson e
altre patologie, soprattutto cardiovascolari e respiratorie. E poi ancora
pesci a galla, pesci dalle colonne vertebrali mutate, falde acquifere
inquinate e ospedali affollati.
segue |
L'impianto industriale del Petrolchimico di Gela
Un'indagine scopre che su 13 mila nati tra
il 1992 e il 2002 quasi 700 presentano malformazioni cardiovascolari, agli
arti, all'apparato digerente, ai genitali esterni soprattutto. Queste
ultime risultano superiori alla media nazionale più del 250 per cento. "In
letteratura non è riportato nulla di simile, certi valori per le ipospadie
si erano sfiorati fino ad ora solo nell'area di Augusta", spiega Fabrizio
Bianchi, primo ricercatore del Cnr, coordinatore italiano delle rete
europea sulle malformazioni congenite e anche uno degli esperti che sta
"analizzando" i danni provocati dai camini che buttano fumi mortali dentro
e intorno alla quinta città siciliana per abitanti, 100 mila, una striscia
di terra dove in certi giorni il mare davanti è color dell'inchiostro.
segue |
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Indagini sulle malformazioni
ENICHEM Una
percentuale 3 volte superiore alla media
nazionale.
La procura ha aperto un fascicolo
sul rapporto tra l'inquinamento delle acque e una serie di gravi forme
di disabilità, fisiche e mentali, che si sono verificate nell'area che
circonda lo stabilimento di Priolo. |
PRIOLO Il
pm Musco: «Siamo soddisfatti». Diciotto le persone indagate
Dopo i primi interrogatori i
difensori parlano di semplici «chiarimenti». Ma secondo gli inquirenti
l'evidenza non può essere negata Dossier: La faccia sporca della chimica |
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Enichem di Priolo
mercurio
20.000 volte oltre i limiti
L'inchiesta è scaturita da un
esposto presentato nel 2001 da alcuni cittadini che segnalavano una
grossa chiazza nel mare davanti allo stabilimento Il blitz delle
fiamme gialle Gli arrestati - Le accuse Legambiente parte civile |
Il triangolo del rischio
Comuni di Augusta, Priolo, Melilli, ma anche Siracusa, Floridia e Solarino.
La zona industriale è stata decretata ad elevato rischio di crisi
ambientale dal ministero dell’Ambiente nel 1990, dopo un decennio di
battaglie delle Associazioni ambientaliste. Il resoconto sull'area del
rapporto 2001 di Legambiente "Dalla chimica dei veleni al risanamento
ambientale" |
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Il gioco delle tre torce
Gli
abitanti di Priolo Gargallo, Melilli e Augusta da anni sopportano
quel tanfo proveniente dal plumbeo cielo che a seconda del vento può
arrivare anche più forte e insopportabile. Con la puzza si riesce
anche convivere (tra cefalee, difficoltà di respiro, malori e
bruciori agli occhi!) se si considera che quegli impianti inquinanti
offrono posti di lavoro agli abitanti della zona. Ma ad un figlio
che nasce malformato o al tumore che ti divora dentro non si può non
reagire. Chiudere o non chiudere gli stabilimenti? Fino ad oggi al
ricatto di tenerli aperti per salvaguardare gli stipendi dei
lavoratori che al loro interno operano, lo Stato (la Regione
Sicilia?) ha tenuto bassa la testa e ha ingoiato l’amaro boccone.Mentre
il vento insalubre si porta via l’amletica domanda posta poc’anzi,
Step1 vi racconta per sommi capi quello che accade solitamente negli
impianti e nelle zone limitrofe. Innanzitutto l’inquinamento è a
onor del vero oggetto di frequenti monitoraggi da parte di svariati
enti territoriali: A.R.P.A. e Protezione Civile, nonché Prefettura,
Comando dei Vigili del Fuoco, Provincia Regionale e A.U.S.L. di
Siracusa.Alla radice del problema c'è sostanzialmente il fatto che
buona parte degli episodi di inquinamento atmosferico, sono dovuti a
"normali incidenti tecnici agli impianti", che non sono oggetto di
sanzioni. Nello specifico sono le "torce", le responsabili
dell’inquinamento. Questi camini presentano una fiamma al loro
culmine e costituiscono le bocche di sicurezza che, in caso di
incidenti o problemi agli impianti, si attivano automaticamente per
ovviare ad incidenti più gravi (es. un'esplosione). Trattandosi di
sistemi di sicurezza, non esistono parametri a cui le torce devono
attenersi. Paradossalmente, inoltre, sostanze che nell'aria
risulterebbero dannose, vengono bruciate e rese innocue proprio
attraverso la loro bruciatura in torcia.
Accade spesso che la popolazione lamenti odori nauseabondi e
lo comunichi alle autorità. Pur volendo intervenire tempestivamente,
gli enti preposti al controllo, durante i loro sopralluoghi, non
riescono quasi mai ad identificare la provenienza delle sostanze
inquinanti, né tanto meno la loro completa composizione chimica,
perché trattandosi di fumi e componenti aeriformi si disperdono in
pochi istanti in atmosfera. Anche le stesse appariscenti fiammate si
risolvono in pochi minuti.
continua |
Redazionale: C'é chi
ci vuol fare un Film documentario "Crimini di pace" ANTONIO BELLIA è un giovane film-maker siciliano. A lui si deve il fatto
che non sia stata dimenticata la vita e la morte di Peppino Impastato. E’
stato assistente di Marco Tullio Giordana sul set del film “I CENTO PASSI”
e aiuto sul set di Ciprì e Maresco del film “Il ritorno di Cagliostro”. Ha
realizzato alcuni documentari coraggiosi: l’ultimo, presentato anche al
Festival dei Popoli di Firenze dello scorso autunno, era “ORE D’ARIA.
STORIA DI SILVIA BARALDINI”. Oggi vuole fare un documentario sull’Enichem
in Sicilia e sulle sue vittime.
Casa Comune.it |
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Legambiente
parte civile
LA REAZIONE Dopo
i 18 ordini di custodia emessi dalla procura di Siracusa
I vertici di un'azienda
ancora in mano allo Stato non possono scaricare sulla collettività i costi
dello smaltimento di rifiuti pericolosi e della successive bonifiche. Gli
ambientalisti invitano le forze politiche italiane a completare al più
presto la riforma per l'introduzione dei reati ambientali nel codice
penale. |
Enichem, operaio del clorosoda:
«Così il mercurio finiva a mare»i
«Le acque di scarico contenenti
mercurio, con la disattivazione delle pompe che
funzionano elettricamente, anziché essere convogliate nell'impianto di demercurizzazione,
confluiscono in una tubazione collegata allo scarico a mare e quindi nella
vasca 401A dove era stato praticato un foro del diametro di 70 centimetri
per farle finire direttamente nelle acque marine».
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Aumenta la
patologia renale Incremento dei ricoveri per la zona Augusta-Priolo
28 sett. 2005 - L'Osservatorio
Epidemiologico della Regione siciliana lancia un nuovo allarme: nel mese
di luglio di quest'anno l'Istituto ha messo in evidenza un incremento dei
ricoveri per patologie renali e per ingressi in dialisi per le zone, in
particolare, di Augusta-Priolo-Melilli.
Il riscontro di un aumento delle persone ricoverate per patologia renale
nella popolazione dell'area di Augusta-Priolo, si legge nel rapporto
dell'Osservatorio, è un dato nuovo che non era stato riscontrato in
precedenza. leggi l'articolo |
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I
FANTASMI DELL'ENICHEM
“E’ una lettura drammatica quella
che siamo invitati a fare….. Sono le storie della rimozione e
dell’inganno, dello scambio velenoso tra reddito e salute, tra salario e
vita, tra sviluppo ed equilibrio sociale ed ecologico. Giulio Di Luzio si
china sui materiali di queste storie e, uno a uno, prendono forma e si
stagliano nel loro senso tragico i passaggi che hanno scandito la storia di Manfredonia. La
storia delle vittime e la storia dei responsabili…. Quei fantasmi che
hanno finalmente trovato una voce continueranno a parlare. Lo faranno con
questo libro che, dunque, non ha nulla da temere da coloro che cercheranno
di minimizzarne la portata, di ignorarlo, di farlo passare sotto silenzio,
cosa che certissimamente proveranno a fare….” (dalla prefazione di
Gianfranco Bettin).
acquista
dall'editore
-
Giulio Di Luzio
giuliodiluzio@libero.it
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Italia: 4.400 le aree inquinate. Oltre
200 quelle a rischio elevato
Il patrimonio ambientalistico e
faunistico italiano è in grave
pericolo. Sono infatti 4.400 i siti
irrimediabilmente distrutti
dall’inquinamento e potrebbero essere
217 quelli a rischio. E’ questa
l’opinione degli esperti riuniti a
Bosicon
2006, la Conferenza Internazionale
sulla bonifica dei siti contaminati
organizzato a Roma. Di tutte le aree
contaminate dall’uomo ne sono state
bonificate pochissime: soltanto il
10%.
Soprattutto nelle zone industriali
l'attenzione è più elevata:
“Emblematico e il caso della Rada
di Augusta in Sicilia - ha
affermato il professor Carlo Merli,
direttore del Centro
Interuniversitario di Tecnologia e
Chimica dell Ambiente - dove è
accertato che le concentrazioni di
mercurio sono mille volte superiori ai
limiti ambientali”.
Si aggiunge intanto un altro tassello
nella salvaguardia della salute
pubblica e dell’ambiente. Verrà
stipulata a breve una convenzione tra
l ISPESL (Istituto superiore per la
prevenzione e la sicurezza del
lavoro), Ministero dell’Ambiente e
Sviluppo Italia per la ricerca e
l’assistenza tecnico-scientifica,
relativa al Piano Straordinario di
Bonifica e alla Mappatura
dell’amianto. Lo ha annunciato
Giancarlo Ludovisi, Direttore del
Dipartimento Insediamenti Produttivi
ed Interazione con l’Ambiente dell’ISPESL.
“Le aree ad elevato rischio ambientale
in Italia - ha spiegato Ludovisi -
sono 217: di queste, 49 sono comprese
nel Piano Nazionale Bonifiche, 110 nel
Piano Straordinario, mentre sono 58 i
siti ad alta presenza di amianto. A
queste aree vanno poi aggiunti circa
1550 siti minerari abbandonati, resi
noti dal censimento completato nel
marzo 2004 . Tra le tante, anche aree
conosciute, come quella del Cengio e i
territori del Sulcis-Iglesiente,
Bagnoli, Porto Marghera e Gela. |
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A che punto è il
risanamento ambientale avviato 14 anni fà |
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