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Rinviato al 20 febbraio l'incidente
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Enichem, operaio del clorosoda:
«Così il mercurio finiva a mare»
«Le acque di scarico contenenti
mercurio, con la disattivazione delle pompe che funzionano elettricamente,
anzichè essere convogliate nell'impianto di demercurizzazione, confluiscono in
una tubazione collegata allo scarico a mare e quindi nella vasca 401A dove era
stato praticato un foro del diametro di 70 centimetri per farle finire
direttamente nelle acque marine». Leggi |
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Il gioco delle
tre torce
di A. D. - fonte: http://www.step1magazine.it/
Step1 vi presenta la scomoda verità sul polo petrolifero del
siracusano. Mancanza di controlli adeguati e tempestivi,
leggi troppo permissive, negligenze nella manutenzione e
inquinamento che passa per incidenti o malfunzionamenti
-
Priolo, l’incendio e le vie di fuga
di Rocco Rossitto
Gli abitanti
di Priolo Gargallo, Melilli e Augusta da anni sopportano
quel tanfo proveniente dal plumbeo cielo che a seconda del
vento può arrivare anche più forte e insopportabile. Con la
puzza si riesce anche convivere (tra cefalee, difficoltà di
respiro, malori e bruciori agli occhi!) se si considera che
quegli impianti inquinanti offrono posti di lavoro agli
abitanti della zona. Ma ad un figlio che nasce malformato o
al tumore che ti divora dentro non si può non reagire.
Chiudere o non chiudere gli stabilimenti? Fino ad oggi al
ricatto di tenerli aperti per salvaguardare gli stipendi dei
lavoratori che al loro interno operano, lo Stato (la Regione
Sicilia?) ha tenuto bassa la testa e ha ingoiato l’amaro
boccone.Mentre il vento insalubre si porta via l’amletica
domanda posta poc’anzi, Step1 vi racconta per sommi capi
quello che accade solitamente negli impianti e nelle zone
limitrofe. Innanzitutto l’inquinamento è a onor del
vero oggetto di frequenti monitoraggi da parte di svariati
enti territoriali: A.R.P.A. e Protezione Civile,
nonché Prefettura, Comando dei Vigili del Fuoco, Provincia
Regionale e A.U.S.L. di Siracusa.Alla radice del problema
c'è sostanzialmente il fatto che buona parte degli episodi
di inquinamento atmosferico, sono dovuti a "normali
incidenti tecnici agli impianti", che non sono oggetto di
sanzioni. Nello specifico sono le "torce", le responsabili
dell’inquinamento. Questi camini presentano una fiamma al
loro culmine e costituiscono le bocche di sicurezza che, in
caso di incidenti o problemi agli impianti, si attivano
automaticamente per ovviare ad incidenti più gravi (es.
un'esplosione). Trattandosi di sistemi di sicurezza, non
esistono parametri a cui le torce devono attenersi.
Paradossalmente, inoltre, sostanze che nell'aria
risulterebbero dannose, vengono bruciate e rese innocue
proprio attraverso la loro bruciatura in torcia.
Accade spesso che la popolazione lamenti odori nauseabondi e
lo comunichi alle autorità. Pur volendo intervenire
tempestivamente, gli enti preposti al controllo, durante i
loro sopralluoghi, non riescono quasi mai ad identificare la
provenienza delle sostanze inquinanti, né tanto meno la loro
completa composizione chimica, perché trattandosi di fumi e
componenti aeriformi si disperdono in pochi istanti in
atmosfera. Anche le stesse appariscenti fiammate si
risolvono in pochi minuti.
Comando dei Vigili Urbani e Protezione Civile di Priolo sono
sempre all'erta: svariati i sopraluoghi settimanali e
puntuali le relazioni sull'accaduto agli enti preposti. I
controlli però risultano spesso inadeguati rispetto alla
complessità della zona industriale ed alla problematica dei
microinquinanti organici.
Gli incidenti a cui i cittadini di Priolo assistono o di cui
avvertono le conseguenze sono tantissimi e di vario genere:
rumori, fumi, esplosioni, folate di odori molesti, ecc… Gli
allarmi si contano a centinaia solo nel giro di un paio di
mesi. Allarmi che per disposizione del Prefetto di Siracusa
devono essere autodenunciati dagli stessi stabilimenti.
Tra gli incidenti che possono verificarsi in un impianto
petrolifero ci sono: perdite di acidi che venendo
accidentalmente a contatto con altri acidi emanano in
atmosfera sostanze caratterizzate da odori nauseabondi;
miasmi all’odore di cipolla; sfiaccolamenti di idrocarburi
(etilene, propilene e butani) in torcia; fumosità nerastre
dovute a lavori di manutenzione; inquinamento notturno;
piccoli incendi negli stabilimenti; perdite dai tetti dei
serbatoi; fumi anomali che non lasciano traccia nei sistemi
di rivelamento; copiose fumosità dovute al temporaneo
malfunzionamento di regolatrici dei vapori delle torce.
Diverse altresì le difficoltà che ostacolano la risoluzione
del problema, dovute innanzitutto all’attuale normativa,
poco restrittiva e troppo permissiva: mancano norme
dettagliate che possano essere applicate al caso in
questione.
Proprio per l’assenza di un’adeguata normativa, il 18
novembre 1993, l’Assessorato del Territorio ed Ambiente
della Regione Siciliana ha emesso un Decreto Assessoriale
(per i più curiosi è il n.888/1993), con il quale sono state
approvate le norme di comportamento che le stesse aziende
presenti nella zona, si sono autoregolate con procedure di
intervento in caso di preallarmi, allarmi ed interventi di
emergenza.
Il 9 agosto 2005, la Prefettura di Siracusa ha sottoscritto
un Protocollo d’Intesa per la rilevazione ed il contrasto
dei fenomeni di inquinamento atmosferico nell’area a rischio
di crisi ambientale di Siracusa, Priolo, Melilli, Augusta,
Floridia e Solarino, con i comuni di Augusta, Melilli e
Priolo, Provincia Regionale di Siracusa, A.R.P.A Siracusa,
Comando Provinciale dei VV.FF. di Siracusa, A.S.L. 8 di
Siracusa, Associazione Provinciale degli Industriali di
Siracusa, Associazione APISIRACUSA, CIPA Siracusa, ENEL
Produzione Palermo e con vari Sindacati Provinciali di
Siracusa. Nel documento che ne è venuto fuori si è stabilito
un programma di lavoro, nonché l’istituzione di un gruppo
tecnico presso il Palazzo del Governo di Siracusa. La
posizione geografica di Priolo poi non aiuta di certo:
l’abitato viene investito spesso dalle sgradite masse
aeriformi a causa dell’ubicazione della zona industriale, in
linea per i venti che spirano da N-NE-E e da S-SE. L’aspetto
più importante da prendere seriamente in esame è la
sistematicità degli incidenti con relativi sfiaccolamenti e
combustioni, le cui emissioni vanno a sommarsi a quelli
degli altri impianti industriali esistenti. A tal proposito
sarebbe necessario disporre, nei centri abitati interessati,
sistemi di monitoraggio in tempo reale. La rete esistente
andrebbe adeguata attraverso l’aumento del numero di
centraline, per poter meglio stringere la maglia di
rilevamento, utile a risalire in tempi utili all’azienda che
inquina.Attualmente la rete di interconnessione di
rilevamento della qualità dell’aria è gestita da più organi:
Provincia Regionale di Siracusa, Consorzio Industriale per
la Protezione dell’Ambiente ed Enel, per un totale di 29
centraline, sparse sul territorio. (A titolo di cronaca si
segnala che il consorzio CIPA è per statuto formato dai
rappresentanti dei maggiori stabilimenti industriali in loco
e sostenuto finanziariamente dagli stessi.)
Se poi consideriamo il fatto che la maggior parte dei
controlli vengono eseguiti solo a seguito di denunce e
lamentele della popolazione, va da sé che l’inquinamento
atmosferico della zona è certamente superiore a quello
stimato, poiché i venti in direzione mare spostano il
fenomeno, che pur restando inavvertito, produce comunque
degli inquinanti in atmosfera.Ultimo ma non meno importante
spunto di analisi è che il sistema torce di emergenza è
gestito da una sola società, ma viene utilizzato in comune
con altre società. Diventa veramente difficile, pertanto,
accertare subito la società che ha provocato l’emissione in
atmosfera. Inoltre alcune autorizzazioni rilasciate dalla
Regione Siciliana fissano i limiti di emissione riferiti a
più complessi industriali costituiti da diversi impianti,
senza indicare le soglie per singolo impianto.
Il mistificante gioco delle tre carte continua senza sosta:
dove sta l'impianto che inquina?
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