Agli indagati la procura ha contestato
complessivamente 552 capi di imputazione.
Tutti sono accusati a vario titolo di aver costituito «una stabile
associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di ingenti
quantità di rifiuti pericolosi contenenti mercurio. Miscelando rifiuti
pericolosi, utilizzando formulari falsi, indicando falsi dati nei
certificati di analisi, e trasportandoli in discariche non autorizzate e
smaltendoli in violazione alle prescrizioni di legge».
L'arresto è stato effettuato principalmente in aopplicazione del comma 1
dell'articolo 53-bis del decreto Ronchi (il numero 22 del 5 febbraio
1997), sulle attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti.
«Chiunque – recita l'articolo – al fine di conseguire un ingiusto
profitto, con più operazioni e attraverso l'allestimento di mezzi e
attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta,
importa, o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di
rifiuti è punito con la reclusione da uno a sei anni».
Il 53 bis, che ha introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento
il reato di smaltimento illecito di rifiuti, era stato approvato in
extremis la scorsa legislatura grazie all'impegno e alle pressioni sui
due rami del Parlamento esercitate da Legambiente.
In quelle parti
ammorbate della Sicilia
L'industrializzazione in Sicilia: un sogno che si è trasformato in un
incubo di malattia e di morte
Un eccesso di neoplasie, di tumori al polmone, di leucemie, di
mesoteliomi, nefropatie,
morbo
di Parkinson e altre patologie, soprattutto cardiovascolari e
respiratorie. E poi ancora pesci a galla, pesci dalle colonne vertebrali
mutate, falde acquifere inquinate e ospedali affollati.
La gente di Augusta-Priolo (SR), Gela (CL), Biancavilla (CT) e Milazzo
(ME) continua ad ammalarsi e continua a morire, mentre la ciminiere
continuano a sputare fiamme e fumo, ammorbando l'aria, il terreno,
l'acqua, la vita.
Questo è il prezzo da pagare all'insediamento industriale, in quella
parte di Sicilia che un tempo sognava ricchezza da sceicchi, visto i
suoi giacimenti e l'arrivo delle trivelle.
Adesso è la parte della Sicilia dove non esistono sogni ma solo incubi:
Gela è divenata la parte dove nascono i bambini malformati, tanti. Ne
nascono più che a Porto Marghera; più che a Taranto; più che nelle
vicine Priolo e Melilli, altro inferno siciliano in superficie.
Quello che abbiamo accennato è solo una parte del quadro che emerge dai
dati rilevati dal primo studio condotto dall'Osservatorio epidemiologico
della Regione Siciliana sulla popolazione delle aree industriali ad alto
rischio ambientale.
Uno studio che ha scoperto che su 13 mila nati - tra il 1992 e il 2002 -
quasi 700 presentano malformazioni cardiovascolari, agli arti,
all'apparato digerente, ai genitali esterni soprattutto. Queste ultime
risultano superiori alla media nazionale più del 250 per cento. ''In
letteratura non è riportato nulla di simile, certi valori per le
ipospadie (una malformazione ai genitali esterni, ndr) si erano sfiorati
fino ad ora solo nell'area di Augusta'', spiega Fabrizio Bianchi, primo
ricercatore del Cnr, coordinatore italiano delle rete europea sulle
malformazioni congenite e anche uno degli esperti che sta ''analizzando''
i danni provocati dai camini che buttano fumi mortali dentro e intorno
alla quinta città siciliana per abitanti, 100 mila, una striscia di
terra dove in certi giorni il mare davanti non è color del vino, come
quello di Sciascia, ma color dell'inchiostro, saturo di sostanze quali:
idrocarburi aromatici, diossine, mercurio, piombo e arsenico.
Dati,
fatti, numeri ed informazioni che fanno accapponare la pelle. Ma, che
dove ci sono raffinerie ci si ammala sempre di più, si muore sempre più
facilmente e l'incidenza dei tumori è del 50 per cento in più che nel
resto della Sicilia, lo si sa da decenni.
La città di Gela (CL) è il caso più spaventoso ed è qui, nella città del
Petrolchimico, che un'inchiesta giudiziaria proverà a stabilire il nesso
di causalità tra veleni chimici e malformazioni, e dove morti e e
patologie tumorali, in entrambi i sessi, soprattutto nel colon retto
nelle donne e laringe negli uomini, sono in continuo aumento.
Sono già state esaminate 50 mila cartelle cliniche, un'esplorazione a
vasto raggio sui bimbi nati male e un'altra sulle morti sospette tra i 7
mila dipendenti transitati nei reparti degli stabilimenti dell'Anic e
dell'Agip fin dal 1959, l'anno di apertura del Petrolchimico, l'anno in
cui Gela e la Sicilia tutta, venne ammaliata dalle parole di Enrico
Mattei.
La ricerca sugli effetti tossici è stata ordinata dal sostituto
procuratore Alessandro Sutera Sardo (che nel 2002 fece chiudere a Gela
quattordici serbatoi e due depositi di carbone della raffineria), e
procede sulla base dei numeri che fornisce un pool di esperti: Fabrizio
Bianchi, Cnr, Sebastiano Bianca, genetista, Pietro Comba, Iss, Annibale
Bigeri, statistico. Sono loro che hanno raccolto ed elaborato i primi
dati. ''Ci sono picchi che lasciano sgomenti'', racconta il sostituto
procuratore Sardo Sutera. La percentuale di bimbi malformati a Gela è di
40 su mille. Di quei 40 casi, 5 sono ipospadie. Ma tante sono anche le
malformazioni cardiovascolari.
Non è più rosea la situazione a Biancavilla (CT), dove è stato è
confermato un forte eccesso nella mortalità per tumori della pleura (da
7 a 8 volte superiore rispetto ai comuni limitrofi) e inoltre per
malattie respiratorie e cardiovascolari (+ 15% in entrambe i sessi). A
Milazzo (ME) sono stati rilevati eccessi statisticamente significativi
unicamente per la mortalità, nei maschi, per tumori della laringe (3
volte superiore ai comuni limitrofi) e per malattie cardiovascolari
(+9%) e, nelle femmine, per le malattie respiratorie.
Aumenti dei ricoveri per malattie cardiovascolari e per malattie
respiratorie acute sono emersi in tutte le aree industriali. I dati, per
quanto riguarda la mortalità, in parte confermano i risultati degli
studi precedenti svolti negli stessi od in altri analoghi siti del
paese.
''Si tratta - ha commentato l'assessore regionale alla Sanità Giovanni
Pistorio, al quale sono stati consegnati i dati della ricerca - di uno
studio di importanza fondamentale che ci consente di individuare i
rischi su cui intervenire. I dati che emergono sono, per qualche verso,
prevedibili. Per questo ci siamo già attivati, oltre che per la nascita
del polo oncologico di Messina, per la realizzazione di un dipartimento
oncologico interaziendale fra Caltagirone e Gela, che sia in grado di
dare risposte concrete anche alle esigenze sanitarie che si manifestano
con questa analisi. L'Osservatorio epidemiologico si raccorderà con
l'Ispettorato sanitario per programmare screening mirati per la
prevenzione''.
[Foto di Roberto Caccuri tratte dal sito dell'agenzia fotografica ''Contrasto'']
L'impianto
industriale del Petrolchimico di Gela
GELA - Dove volevano morire di cancro piuttosto che morire di fame i
veleni hanno portato altri orrori. Ed è lì, solo lì tra le ciminiere che
sputano fiamme che l'aria è un morbo. E' in quella Sicilia che un tempo
sognava per i suoi giacimenti e per le sue trivelle che nascono bambini
malformati, tanti. Più che a Porto Marghera. Più che a Taranto. Più che
nell'inferno di Priolo e di Melilli. "Per le ipospadie un dato così alto
non si era mai ufficialmente registrato in realtà industriali del mondo
intero", rivela la relazione che un'équipe di periti ha appena
consegnato alla magistratura di Gela. Sono numeri da paura.
Un'indagine scopre che su 13 mila nati tra il 1992 e il 2002 quasi 700
presentano malformazioni cardiovascolari, agli arti, all'apparato
digerente, ai genitali esterni soprattutto. Queste ultime risultano
superiori alla media nazionale più del 250 per cento. "In letteratura
non è riportato nulla di simile, certi valori per le ipospadie si erano
sfiorati fino ad ora solo nell'area di Augusta", spiega Fabrizio
Bianchi, primo ricercatore del Cnr, coordinatore italiano delle rete
europea sulle malformazioni congenite e anche uno degli esperti che sta
"analizzando" i danni provocati dai camini che buttano fumi mortali
dentro e intorno alla quinta città siciliana per abitanti, 100 mila, una
striscia di terra dove in certi giorni il mare davanti è color
dell'inchiostro. Ma paura fanno anche quegli altri risultati venuti
fuori da uno studio del Ministero della Salute e dall'Osservatorio
epidemiologico della Regione sui "siti industriali" dell'isola, il
"triangolo" a nord di Siracusa, Milazzo, Biancavilla. Dove ci sono
raffinerie ci si ammala sempre di più, si muore sempre più facilmente,
l'incidenza dei tumori è del 50 per cento in più che nel resto della
Sicilia.
E' Gela il caso più spaventoso. Ed è a Gela che un'inchiesta giudiziaria
proverà a stabilire il nesso di causalità tra veleni chimici e
malformazioni.
Sono già state esaminate 50 mila cartelle cliniche, un'esplorazione a
vasto raggio sui bimbi nati male e un'altra sulle morti sospette tra i 7
mila dipendenti transitati nei reparti degli stabilimenti dell'Anic e
dell'Agip fin dal 1959, l'anno di apertura del Petrolchimico, l'anno del
signore in cui Gela e quella Sicilia ammaliata da Enrico Mattei
inseguirono il miraggio dell'oro nero.
La ricerca sugli effetti tossici è stata ordinata dal sostituto
procuratore Alessandro Sutera Sardo, lo stesso che nel 2002 fece
chiudere quattordici serbatoi e due depositi di carbone della
raffineria. L'inchiesta procede sulla base dei numeri che fornisce un
pool di esperti: Fabrizio Bianchi Cnr, Sebastiano Bianca, genetista,
Pietro Comba, Iss, Annibale Bigeri, statistico. Sono loro che hanno
raccolto ed elaborato i primi dati. "Ci sono picchi che lasciano
sgomenti", racconta il sostituto procuratore Alessandro Sardo Sutera. La
percentuale di bimbi malformati a Gela è di 40 su mille. Di quei 40
casi, 5 sono ipospadie. Ma tante sono anche le malformazioni
cardiovascolari.
Ecco un passo della relazione degli esperti trasmessa alla procura:
"L'eccesso di rischio osservato a Gela per i difetti dei setti cardiaci
e dei grandi vasi è consistente. In particolare eccessi positivi sono
stati riportati in associazione con contaminazione di metalli pesanti
e/o solventi organoclorurati presenti nelle acque ad uso civico, piombo
in aree contaminate, solventi organici in ambiente lavorativo o
residenziale, composti fenolici, per l'esposizione materna e paterna a
pesticidi e per la residenza vicina a discariche di rifiuti". Le
sostanze che appestano sono tante altre. Idrocarburi aromatici.
Diossine. Mercurio. Arsenico.
I quasi 700 bambini con handicap sono stati tutti individuati,
rintracciati e visitati. "E cinque di loro sono stati salvati per
miracolo, operati d'urgenza negli ospedali di Catania", ricorda il
magistrato di Gela. La sua inchiesta scava sulle malformazioni ma punta
anche a verificare un collegamento "tra la presenza del petrolchimico e
i tumori". Una prima analisi ha accertato quanti morti di cancro ci sono
stati negli ultimi 40 anni tra i dipendenti: 641. Una seconda analisi ha
selezionato 195 casi, quelli di "elevata probabilità di ricondurre la
morte all'esposizione" dei veleni dello stabilimento. Gli esperti stanno
lavorando su questi 195 decessi. Per tumore al polmone se ne sono andati
in 60, 35 quelli morti per un male all'apparato respiratorio e 34 per
leucemia. Tutti gli altri per mesoteliomi, nefropatie, morbo di
Parkinson. A Gela è stato riscontrato un tasso di mortalità superiore
alla media italiana del 57% in più per i tumori allo stomaco per i
maschi e del 74% in più al colon retto per le femmine, più del 13% gli
uomini e più del 25% le donne gelesi decedute per malattie
cardiovascolari, 20% in più le cirrosi diagnosticate a maschi e femmine.
"Fino a questo momento abbiamo individuato 25 casi sicuri di persone
colpite da tumore che lavoravano là dentro", dice Sutera Sardo,
dipendenti del petrolchimico morti di petrolchimico.
Per le esalazioni di acido solforico e per l'amianto, per l'ammoniaca
respirata, per il benzene e per il benzolo, per il mercurio. L'inchiesta
giudiziaria sull'impianto di Gela sarà probabilmente chiusa alla fine
dell'anno. Ma già i primi numeri raccontano quanto è costato il sogno
industriale siciliano.
(14 luglio 2005)
La Repubblica
|