ENICHEM Una percentuale 3 volte superiore alla media nazionale
Indagini sulle malformazioni


 | Foto Ansa
Stabilimento Enichem di Priolo

La procura ha aperto un fascicolo sul rapporto tra l'inquinamento delle acque e una serie di gravi forme di disabilità, fisiche e mentali, che si sono verificate nell'area che circonda lo stabilimento di Priolo

Mentre stamattina a uno degli otto dirigenti finiti in carcere - l'ingegner Luciano Adamo - sono stati concessi gli arresti domiciliari, a Siracusa si indaga sulle malformazioni. Il sostituto procuratore Maurizio Musco, che coordina l'inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti pericolosi nello stabilimento Enichem, ha reso noto che la procura ha aperto
Stabilimento Enichem

un fascicolo sul rapporto tra l'inquinamento delle acque di Priolo e una serie di malformazioni verificatesi nel siracusano.

Tra il 1991 e il 2000 almeno mille bambini della zona - concentrati sopratutto nel triangolo industriale Priolo, Augusta, Melilli - sono nati con handicap fisici o mentali o con malformazioni congenite. La Procura di Siracusa, che conduce l'inchiesta sull'Enichem che stamani ha portato all'arresto di 18 persone, nei mesi scorsi ha avviato un'indagine anche su questo allarme sanitario.

Proprio l'elevata percentuale di nascite di bimbi malformati nella zona, è stata più volte collegata in passato alla presenza di numerosi insediamenti industriali e al rischio inquinamento ambientale.
Due mesi fa i magistrati della Procura hanno sollecitato all'"Istituto per l'indagine siciliana malformazioni congenite" tutte le schede inviate dai medici del comprensorio. L'inchiesta ha finora appurato che nei comuni di Priolo,

Logo Enichem

Auguista, Melilli, Belvedere, Città Giardino, Lentini, Carlentini e Francofonte nascono bambini con malformazioni congenite in una percentuale tre volte superiore a quella riscontrata nel resto d'Italia: mentre la media nazionale delle malformazioni è dell'1,54%, nella provincia siracusana la media è del 5,5%. I dati subiscono variazioni da comune a comune e la media si è abbassata negli ultimi anni pur rimanendo sopra la soglia stabilita dall'Organizzazione mondiale della sanità come «a rischio»: il 2%.

Venti giorni fa tre parlamentari della Margherita - il presidente di Legambiente Ermete Realacci, il deputato Roberto Giachetti e il senatore Renato Cambursano - avevano sollecitato con un'interrogazione ai ministri dell'Ambiente e della Sanità l'istituzione di una commissione d'inchiesta per esaminare la «problematica delle malformazioni dei bambini nati nell'area a rischio ambientale di Siracusa».

21 gennaio 2003

CHIUDI QUESTA PAGINA

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PRIOLO Il pm Musco: «Siamo soddisfatti». Diciotto le persone indagate

Enichem, prime ammissioni
 | Foto Ansa
Stabilimento Enichem di Priolo

Dopo i primi interrogatori i difensori parlano di semplici «chiarimenti». Ma secondo gli inquirenti l'evidenza non può essere negata Dossier: La faccia sporca della chimica


Per i difensori sono «chiarimenti». Per la procura invece si tratta di vere e proprie ammissioni. Comincia ad emergere la verità sull’inchiesta relativa allo smaltimento illecito di mercurio nel petrolchimico di Priolo che ha portato la scorsa settimana all’arresto di 18 persone (10 agli arresti domiciliari), fra dirigenti Enichem e funzionari della
Stabilimento Enichem di Priolo

Provincia di Siracusa.

Gli interrogatori per i primi sei indagati si sono svolti sabato nel carcere siracusano di Cavadonna e sono stati condotti dal gip Monica Marchionni, che ha firmato gli ordini di custodia cautelare, insieme al sostituto procuratore Maurizio Musco, titolare dell'inchiesta che presuppone il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti pericolosi.

Il primo ad essere ascoltato è stato Luciano Adamo, 31 anni, responsabile del servizio Ecologia dello stabilimento. Secondo il suo legale, Orazio Cosnoli, l'indagato «ha fornito tutti i chiarimenti necessari ai magistrati». Nessuno conferma che uno o più indagati avrebbero ammesso i reati contestati ma dalle parole del sostituto Musco si intuisce che alcuni fatti sarebbero stati confermati. Pur non entrando

D'Arrigo, direttore dello stabilimento

nel merito degli interrogatori il magistrato ha detto infatti che «di fronte a evidenze è difficile negare. E molte cose in questa inchiesta sono evidenti. La procura dopo gli interrogatori di sei dei 18
indagati può ritenersi soddisfatta».

Nell' inchiesta sono coinvolte complessivamente 30 persone, compresi due consulenti della difesa, Francesco Messineo ed Enrico Cappellani, accusati di favoreggiamento personale: avrebbero attestato la presenza di mercurio nei limiti consentiti dalla legge nei campioni prelevati dai rifiuti dello stabilimento e sottoposti ad analisi su ordine della Procura nella fase istruttoria dell' indagine.

Oggi il gip ed il pm dovrebbero interrogare gli ultimi due indagati in carcere. Per gli altri dieci agli arresti domiciliari i tempi sono più lunghi.

(20 gennaio 2003)

CHIUDI QUESTA PAGINA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Enichem di Priolo, mercurio 20.000 volte oltre i limiti


Priolo

L'inchiesta è scaturita da un esposto presentato nel 2001 da alcuni cittadini che segnalavano una grossa chiazza nel mare davanti allo stabilimento Il blitz delle fiamme gialle Gli arrestati - Le accuse Legambiente parte civile

«Una percentuale di mercurio il cui tasso è superiore di ventimila volte il valore consentito dalla legge». Questo uno dei risultati dell' inchiesta della Procura di Siracusa, che stamani ha portato all'arresto di 18 persone, tra dirigenti dell'Enichem e funzionari della Provincia.

«Un grande merito alla magistratura di Siracusa e alla Guardia di Finanza – dicono al Wwf – per aver avviato quello che potrebbe diventare il secondo grande processo alla chimica italiana dopo quello di Porto Marghera, anche se quest'ultimo, purtroppo, non ha identificato nessun colpevole per i morti e i malati».
L'inchiesta è scaturita da un esposto presentato ai magistrati il 10 settembre 2001 da alcuni cittadini che segnalavano una grossa chiazza nel mare davanti allo stabilimento dell'Enichem. In quella occasione i sopralluoghi e gli accertamenti tecnici evidenziarono una «elevata percentuale di acido solforico».

I risultati dell'indagine della Guardia di Finanza, basati esclusivamentre su dati tecnici, sono riportati nelle 538 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip, su richiesta del sostituto procuratore Maurizio Musco. Gli investigatori durante l'istruttoria hanno eseguito 92 perquisizioni, in numerose discariche dislocate su tutto il territorio nazionale.

I magistrati si sono avvalsi anche di dieci consulenze tecniche, alcune delle quali eseguite alla presenza dei difensori degli indagati. La procura ha chiesto la collaborazione di diversi docenti universitari e di professionisti che hanno accertato, attraverso le analisi di campioni di acqua del mare prelevata davanti allo stabilimento o su altri campioni di rifiuti, la presenza di mercurio nei campioni con una percentuale che supera di 20.000 volte i limiti consentiti della legge.

16 gennaio 2003

 

CHIUDI QUESTA PAGINA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA REAZIONE Dopo i 18 ordini di custodia emessi dalla procura di Siracusa

Legambiente parte civile
I vertici di un'azienda ancora in mano allo Stato non possono scaricare sulla collettività i costi dello smaltimento di rifiuti pericolosi e della successive bonifiche. Gli ambientalisti invitano le forze politiche italiane a completare al più presto la riforma per l'introduzione dei reati ambientali nel codice penale.
«Le indagini compiute dalla Procura e dalla Guardia di Finanza di Siracusa svelano uno scenario inquietante: siamo di fronte a un grave attentato alla salute e all'ambiente. I vertici di un'azienda ancora in mano allo Stato avrebbero, secondo gli inquirenti, di fatto scaricato sulla collettività i costi dello smaltimento di rifiuti pericolosi e della bonifica dei siti che quei rifiuti sono andati a contaminare, senza curarsi delle pesanti conseguenze sanitarie. Legambiente si costituirà parte civile nel processo». Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente, commenta così la notizia dell'arresto di 18 dirigenti dell'Enichem di Priolo.
«Il fatto - aggiunge – è ancor più preoccupante se pensiamo che c'è un precedente che ha coinvolto lo stabilimento chimico di Pertusola di Crotone, del gruppo Eni». In quell'occasione vennero smaltite illecitamente 30.000 tonnellate di rifiuti pericolosi, interrati nell'area di Cassano allo Ionio e nella Piana di Sibari o utilizzati per la pavimentazione di strade rurali.

Che l'area industriale di Priolo, Augusta e Melilli sia gravemente contaminata lo dimostrano anche gli allarmanti dati sanitari: nel recente studio sulla mortalità negli anni 1990-’94 l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha ritrovato, tra la popolazione residente nel raggio di 39 chilometri dell’area, eccessi di mortalità pari al 10% in più rispetto alla media regionale tra gli uomini per tutte le cause tumorali. L’andamento nel tempo (dal 1981 al 1994) mette in evidenza inoltre un aumento degli eccessi rispetto alla media nazionale, sia per la mortalità generale che per alcune patologie, come tutti i tumori, e il tumore polmonare in particolare.

«Alla luce degli arresti di oggi - aggiunge Ferrante - è sempre più evidente l'importanza di aver introdotto nel decreto Ronchi, così come Legambiente chiedeva da anni, l'art. 53 bis sul delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti. La possibilità delle forze dell'ordine di servirsi di più potenti strumenti investigativi e la previsione di pene più severe per gli ecomafiosi o per gli ecofurbi che aggirano le norme vigenti rendono la lotta ai crimini ambientali notevolmente più efficace. «Ci auguriamo allora che la gravità dei crimini e insieme i successi raggiunti grazie a questi nuovi strumenti giudiziari inducano le forze politiche italiane a completare al più presto la riforma per l'introduzione dei reati ambientali nel codice penale – conclude il direttore generale di Legambiente – Lo impone d'altra parte anche la Decisione quadro del Consiglio d'Europa dell'ottobre scorso che obbliga gli Stati membri a prevedere sanzioni penali contro chi inquina».

CHIUDI QUESTA PAGINA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ARRESTI I 552 capi d'imputazione

I reati contestati
 
Agli indagati la procura ha contestato complessivamente 552 capi di imputazione.
Tutti sono accusati a vario titolo di aver costituito «una stabile associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di ingenti quantità di rifiuti pericolosi contenenti mercurio. Miscelando rifiuti pericolosi, utilizzando formulari falsi, indicando falsi dati nei certificati di analisi, e trasportandoli in discariche non autorizzate e smaltendoli in violazione alle prescrizioni di legge».

L'arresto è stato effettuato principalmente in aopplicazione del comma 1 dell'articolo 53-bis del decreto Ronchi (il numero 22 del 5 febbraio 1997), sulle attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti. «Chiunque – recita l'articolo – al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso l'allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa, o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti è punito con la reclusione da uno a sei anni».

Il 53 bis, che ha introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento il reato di smaltimento illecito di rifiuti, era stato approvato in extremis la scorsa legislatura grazie all'impegno e alle pressioni sui due rami del Parlamento esercitate da Legambiente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In quelle parti ammorbate della Sicilia

L'industrializzazione in Sicilia: un sogno che si è trasformato in un incubo di malattia e di morte
Un eccesso di neoplasie, di tumori al polmone, di leucemie, di mesoteliomi, nefropatie,
morbo di Parkinson e altre patologie, soprattutto cardiovascolari e respiratorie. E poi ancora pesci a galla, pesci dalle colonne vertebrali mutate, falde acquifere inquinate e ospedali affollati.
La gente di Augusta-Priolo (SR), Gela (CL), Biancavilla (CT) e Milazzo (ME) continua ad ammalarsi e continua a morire, mentre la ciminiere continuano a sputare fiamme e fumo, ammorbando l'aria, il terreno, l'acqua, la vita.
Questo è il prezzo da pagare all'insediamento industriale, in quella parte di Sicilia che un tempo sognava ricchezza da sceicchi, visto i suoi giacimenti e l'arrivo delle trivelle.
Adesso è la parte della Sicilia dove non esistono sogni ma solo incubi: Gela è divenata la parte dove nascono i bambini malformati, tanti. Ne nascono più che a Porto Marghera; più che a Taranto; più che nelle vicine Priolo e Melilli, altro inferno siciliano in superficie.

Quello che abbiamo accennato è solo una parte del quadro che emerge dai dati rilevati dal primo studio condotto dall'Osservatorio epidemiologico della Regione Siciliana sulla popolazione delle aree industriali ad alto rischio ambientale.
Uno studio che ha scoperto che su 13 mila nati - tra il 1992 e il 2002 - quasi 700 presentano malformazioni cardiovascolari, agli arti, all'apparato digerente, ai genitali esterni soprattutto. Queste ultime risultano superiori alla media nazionale più del 250 per cento. ''In letteratura non è riportato nulla di simile, certi valori per le ipospadie (una malformazione ai genitali esterni, ndr) si erano sfiorati fino ad ora solo nell'area di Augusta'', spiega Fabrizio Bianchi, primo ricercatore del Cnr, coordinatore italiano delle rete europea sulle malformazioni congenite e anche uno degli esperti che sta ''analizzando'' i danni provocati dai camini che buttano fumi mortali dentro e intorno alla quinta città siciliana per abitanti, 100 mila, una striscia di terra dove in certi giorni il mare davanti non è color del vino, come quello di Sciascia, ma color dell'inchiostro, saturo di sostanze quali: idrocarburi aromatici, diossine, mercurio, piombo e arsenico.

Dati, fatti, numeri ed informazioni che fanno accapponare la pelle. Ma, che dove ci sono raffinerie ci si ammala sempre di più, si muore sempre più facilmente e l'incidenza dei tumori è del 50 per cento in più che nel resto della Sicilia, lo si sa da decenni.
La città di Gela (CL) è il caso più spaventoso ed è qui, nella città del Petrolchimico, che un'inchiesta giudiziaria proverà a stabilire il nesso di causalità tra veleni chimici e malformazioni, e dove morti e e patologie tumorali, in entrambi i sessi, soprattutto nel colon retto nelle donne e laringe negli uomini, sono in continuo aumento.
Sono già state esaminate 50 mila cartelle cliniche, un'esplorazione a vasto raggio sui bimbi nati male e un'altra sulle morti sospette tra i 7 mila dipendenti transitati nei reparti degli stabilimenti dell'Anic e dell'Agip fin dal 1959, l'anno di apertura del Petrolchimico, l'anno in cui Gela e la Sicilia tutta, venne ammaliata dalle parole di Enrico Mattei.
La ricerca sugli effetti tossici è stata ordinata dal sostituto procuratore Alessandro Sutera Sardo (che nel 2002 fece chiudere a Gela quattordici serbatoi e due depositi di carbone della raffineria), e procede sulla base dei numeri che fornisce un pool di esperti: Fabrizio Bianchi, Cnr, Sebastiano Bianca, genetista, Pietro Comba, Iss, Annibale Bigeri, statistico. Sono loro che hanno raccolto ed elaborato i primi dati. ''Ci sono picchi che lasciano sgomenti'', racconta il sostituto procuratore Sardo Sutera. La percentuale di bimbi malformati a Gela è di 40 su mille. Di quei 40 casi, 5 sono ipospadie. Ma tante sono anche le malformazioni cardiovascolari.

Non è più rosea la situazione a Biancavilla (CT), dove è stato è confermato un forte eccesso nella mortalità per tumori della pleura (da 7 a 8 volte superiore rispetto ai comuni limitrofi) e inoltre per malattie respiratorie e cardiovascolari (+ 15% in entrambe i sessi). A Milazzo (ME) sono stati rilevati eccessi statisticamente significativi unicamente per la mortalità, nei maschi, per tumori della laringe (3 volte superiore ai comuni limitrofi) e per malattie cardiovascolari (+9%) e, nelle femmine, per le malattie respiratorie.
Aumenti dei ricoveri per malattie cardiovascolari e per malattie respiratorie acute sono emersi in tutte le aree industriali. I dati, per quanto riguarda la mortalità, in parte confermano i risultati degli studi precedenti svolti negli stessi od in altri analoghi siti del paese.

''Si tratta - ha commentato l'assessore regionale alla Sanità Giovanni Pistorio, al quale sono stati consegnati i dati della ricerca - di uno studio di importanza fondamentale che ci consente di individuare i rischi su cui intervenire. I dati che emergono sono, per qualche verso, prevedibili. Per questo ci siamo già attivati, oltre che per la nascita del polo oncologico di Messina, per la realizzazione di un dipartimento oncologico interaziendale fra Caltagirone e Gela, che sia in grado di dare risposte concrete anche alle esigenze sanitarie che si manifestano con questa analisi. L'Osservatorio epidemiologico si raccorderà con l'Ispettorato sanitario per programmare screening mirati per la prevenzione''.

[Foto di Roberto Caccuri tratte dal sito dell'agenzia fotografica ''Contrasto'']

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'impianto industriale del Petrolchimico di Gela

GELA - Dove volevano morire di cancro piuttosto che morire di fame i veleni hanno portato altri orrori. Ed è lì, solo lì tra le ciminiere che sputano fiamme che l'aria è un morbo. E' in quella Sicilia che un tempo sognava per i suoi giacimenti e per le sue trivelle che nascono bambini malformati, tanti. Più che a Porto Marghera. Più che a Taranto. Più che nell'inferno di Priolo e di Melilli. "Per le ipospadie un dato così alto non si era mai ufficialmente registrato in realtà industriali del mondo intero", rivela la relazione che un'équipe di periti ha appena consegnato alla magistratura di Gela. Sono numeri da paura.
Un'indagine scopre che su 13 mila nati tra il 1992 e il 2002 quasi 700 presentano malformazioni cardiovascolari, agli arti, all'apparato digerente, ai genitali esterni soprattutto. Queste ultime risultano superiori alla media nazionale più del 250 per cento. "In letteratura non è riportato nulla di simile, certi valori per le ipospadie si erano sfiorati fino ad ora solo nell'area di Augusta", spiega Fabrizio Bianchi, primo ricercatore del Cnr, coordinatore italiano delle rete europea sulle malformazioni congenite e anche uno degli esperti che sta "analizzando" i danni provocati dai camini che buttano fumi mortali dentro e intorno alla quinta città siciliana per abitanti, 100 mila, una striscia di terra dove in certi giorni il mare davanti è color dell'inchiostro. Ma paura fanno anche quegli altri risultati venuti fuori da uno studio del Ministero della Salute e dall'Osservatorio epidemiologico della Regione sui "siti industriali" dell'isola, il "triangolo" a nord di Siracusa, Milazzo, Biancavilla. Dove ci sono raffinerie ci si ammala sempre di più, si muore sempre più facilmente, l'incidenza dei tumori è del 50 per cento in più che nel resto della Sicilia.

E' Gela il caso più spaventoso. Ed è a Gela che un'inchiesta giudiziaria proverà a stabilire il nesso di causalità tra veleni chimici e malformazioni.

Sono già state esaminate 50 mila cartelle cliniche, un'esplorazione a vasto raggio sui bimbi nati male e un'altra sulle morti sospette tra i 7 mila dipendenti transitati nei reparti degli stabilimenti dell'Anic e dell'Agip fin dal 1959, l'anno di apertura del Petrolchimico, l'anno del signore in cui Gela e quella Sicilia ammaliata da Enrico Mattei inseguirono il miraggio dell'oro nero.

La ricerca sugli effetti tossici è stata ordinata dal sostituto procuratore Alessandro Sutera Sardo, lo stesso che nel 2002 fece chiudere quattordici serbatoi e due depositi di carbone della raffineria. L'inchiesta procede sulla base dei numeri che fornisce un pool di esperti: Fabrizio Bianchi Cnr, Sebastiano Bianca, genetista, Pietro Comba, Iss, Annibale Bigeri, statistico. Sono loro che hanno raccolto ed elaborato i primi dati. "Ci sono picchi che lasciano sgomenti", racconta il sostituto procuratore Alessandro Sardo Sutera. La percentuale di bimbi malformati a Gela è di 40 su mille. Di quei 40 casi, 5 sono ipospadie. Ma tante sono anche le malformazioni cardiovascolari.

Ecco un passo della relazione degli esperti trasmessa alla procura: "L'eccesso di rischio osservato a Gela per i difetti dei setti cardiaci e dei grandi vasi è consistente. In particolare eccessi positivi sono stati riportati in associazione con contaminazione di metalli pesanti e/o solventi organoclorurati presenti nelle acque ad uso civico, piombo in aree contaminate, solventi organici in ambiente lavorativo o residenziale, composti fenolici, per l'esposizione materna e paterna a pesticidi e per la residenza vicina a discariche di rifiuti". Le sostanze che appestano sono tante altre. Idrocarburi aromatici. Diossine. Mercurio. Arsenico.

I quasi 700 bambini con handicap sono stati tutti individuati, rintracciati e visitati. "E cinque di loro sono stati salvati per miracolo, operati d'urgenza negli ospedali di Catania", ricorda il magistrato di Gela. La sua inchiesta scava sulle malformazioni ma punta anche a verificare un collegamento "tra la presenza del petrolchimico e i tumori". Una prima analisi ha accertato quanti morti di cancro ci sono stati negli ultimi 40 anni tra i dipendenti: 641. Una seconda analisi ha selezionato 195 casi, quelli di "elevata probabilità di ricondurre la morte all'esposizione" dei veleni dello stabilimento. Gli esperti stanno lavorando su questi 195 decessi. Per tumore al polmone se ne sono andati in 60, 35 quelli morti per un male all'apparato respiratorio e 34 per leucemia. Tutti gli altri per mesoteliomi, nefropatie, morbo di Parkinson. A Gela è stato riscontrato un tasso di mortalità superiore alla media italiana del 57% in più per i tumori allo stomaco per i maschi e del 74% in più al colon retto per le femmine, più del 13% gli uomini e più del 25% le donne gelesi decedute per malattie cardiovascolari, 20% in più le cirrosi diagnosticate a maschi e femmine. "Fino a questo momento abbiamo individuato 25 casi sicuri di persone colpite da tumore che lavoravano là dentro", dice Sutera Sardo, dipendenti del petrolchimico morti di petrolchimico.

Per le esalazioni di acido solforico e per l'amianto, per l'ammoniaca respirata, per il benzene e per il benzolo, per il mercurio. L'inchiesta giudiziaria sull'impianto di Gela sarà probabilmente chiusa alla fine dell'anno. Ma già i primi numeri raccontano quanto è costato il sogno industriale siciliano.

(14 luglio 2005)
La Repubblica



 


 

CHIUDI QUESTA PAGINA